La relazione
tra Luigi Tenco e Dalida è sempre stata osservata da due distinte correnti di
pensiero: secondo la prima, tra i due esisteva un profondo ed intenso legame
affettivo che andava ben oltre il rapporto artistico mentre, la seconda, propende
per la semplice infatuazione passeggera tra due forti personalità dello spettacolo
poi vittime della propria immagine di coppia pubblica. Idillio o flirt. Sentimento
o gossip. Vero o falso. Un compromesso tra le due tesi non esiste perchè le
uniche persone che potevano definire chiaramente cosa fosse quel rapporto erano
soltanto Tenco e Dalida e, all'epoca, non lo hanno mai fatto. Per capire, abbiamo
a disposizione le testimonianze di amici e conoscenti, alcune dichiarazioni
postume della stessa Dalida e qualche lettera, null'altro se non il fascino
di questa storia mai chiarita. Inquadriamone brevemente i due protagonisti.
Luigi Tenco era un cantante di scuola genovese che con i suoi testi interpretava,
in anticipo sui tempi, i disagi sociali di un' Italia prossima agli eventi del
'68. Un personaggio sopra le righe della mediocrità umana e del commercio musicale
che era tanto estroverso con chi conosceva quanto cupo con chi non apprezzava.
Agli esordi studiava ingegneria e non gradiva che il suo nome comparisse tra
gli autori di una canzone per timore che, una volta laureato, fosse creduto
poco serio. Poi la maturità musicale prende forma e fortifica il desiderio di
inquadrare, con incisivo lieve dire, la realtà sociale degli anni '60. Cresce Luigi
Tenco. Lascia ingegneria perchè sostiene "Io non costruirò mai ponti e
case solo per far accumulare quattrini ai potenti. Meglio che nelle case arrivino
le mie canzoni" (Citaz. intervista Dalida al settimanale OGGI, Gennaio
1987) e si dedica in maniera totale alla composizione musicale donando tutto
se stesso al pubblico. Ogni cosa poteva essere messa in discussione con Tenco:
da una emozione germogliava un testo, da un compromesso una protesta, da un
gesto un ideale, ma poi tutto poteva essere smentito e rimesso in gioco perchè
il dialogo era una ricerca e certezze non ce n'erano. E per questo non sempre
fu compreso. Simpatizzante del pensiero comunista, lasciò il partito con la
convinzione che "i rossi si son tutti sbiaditi": praticamente
scavalcò il concetto padre del movimento sessantottino. Una volta, in una trasmissione
tv, un giovane del pubblico gli disse: "Caro Tenco le tue parole non valgono
niente", probabilmente veniva ritenuto troppo presuntuoso dai giovani colti
dell'epoca mentre invece era semplicemente un passo avanti a loro, aveva già
visto ciò che loro non vedevano ancora. E poi c'era chi snobbava tanto
disquisire su temi sociali, tanta preoccupazione sui disagi generazionali, tanta
profondità di pensiero. Per costoro Tenco era soltanto un cantante malinconico
e noioso. Insomma, trascurato da chi poteva capirlo e ignorato da chi non sapeva
farlo. Certamente una delusione per chi, come lui, si era donato completamente al pubblico
ed anche uno spreco di risorse visto che lo aveva fatto con canzoni eccellenti
come "Vedrai, vedrai", "Mi sono innamorato di te", "Lontano,
lontano".
E
poi c'era Dalida. Quella che arriva all'incontro con Tenco è una cantante già
affermata e nel pieno della sua maturità artistica, una diva internazionale
che firma contratti da capogiro. Bella, sensuale e raffinata, la gente l'adora
e tutto quello che canta diventa un successo. Autori e produttori fanno di tutto
per averla nei loro spettacoli perchè Dalida è una star. Ma anche una donna.
Una donna di 34 anni con diversi amori finiti male alle spalle e il forte desiderio
di una relazione equilibrata. Appagata artisticamente eppure insoddisfatta della
sua vita privata: un precario equilibrio che la rende vulnerabile. Dalida, come
Tenco, in questo momento è fragile.
Il
loro primo incontro avviene in un pomeriggio d'agosto del 1966 a Roma. Dalida
sta incidendo il brano "Pensiamoci ogni sera" di Morricone negli studi
di una casa discografica e durante una pausa al bar succede che gli presentano
Luigi Tenco. Rimane affascinata da quell'uomo così idealista, serio, onesto,
che rifiuta di vendersi al mercato discografico e che non scende mai a compromessi
con nessuno. E lui è ammaliato dal suo stile, dalla sua sensualità così fine,
dall'intensità delle sue attenzioni. Coup de foudre. Parlano, passeggiano, stanno
insieme, e lei gli confessa il desiderio di voler cantare un suo motivo. Sono
due persone diametralmente opposte attratte proprio dalla loro diversità, la
storia non viene divulgata ma gli amici ne sono testimoni.Nell'autunno
dello stesso anno, Tenco assieme a Paolo Dossena della casa discografica Rca,
si reca a Parigi a casa di Dalida e le fa ascoltare la canzone "Ciao amore,
ciao" che dovrebbe partecipare al Festival di Sanremo. Il testo parla del
rimpianto per la civiltà rurale, per un mondo ormai perso. "Senza dubbio
è valida. C'è una storia, c'è un messaggio. Vedrai che andrà bene" dice
lei, e nasce il progetto di cantarla insieme. Fino a questo punto il rapporto
tra i due sembra chiaro ed evidente. Ma è davvero così solido? E il sentimento
ha lo stesso valore per entrambi?
Forse
le cose non sono come sembrano: nella vita di Tenco pare ci fosse un'altra donna
perchè esiste una lettera datata 18 novembre 1966 (proprio mentre nasceva il
progetto Sanremese) scritta dallo stesso Tenco e indirizzata ad una certa Valeria
in cui si legge: "Ho tentato in tutti i modi, ho passato delle notti
intere (aspetta un attimo!) a bere, a cercare di farle capire chi sono, cosa
voglio, e poi ho finito col parlare di te, di quanto ti amo. Che gran casino,
vero! Certo, lei si è dimostrata molto comprensiva, ma mi ha detto che ormai
dovevamo portare avanti questa assurda faccenda agli occhi degli altri. E' una
donna viziata, nevrotica, ignorante, che rifiuta l'idea di una sconfitta, professionale
o sentimentale che sia". A questo punto qualche dubbio è legittimo,
sopratutto se leggiamo anche le dichiarazioni fatte a Renzo Parodi (autore di
una biografia su Tenco nel '97) da Ruggero Coppola (un amico di Tenco
dai tempi dell'adolescenza) il quale esclude che Tenco fosse innamorato della
collega. Secondo lui semmai era Dalida ad essersi presa una sbandata per il
bell'italiano bruno e intrigante. Eppure Gino Lavagetto (attore e amico di Tenco)
testimone di questa storia, dichiarò (ancora a Renzo Parodi) : "Non fu
affatto un espediente pubblicitario per lanciare la canzone di Sanremo. Era
una storia d'amore cominciata qualche mese prima, una storia molto bella. Lo
vedevo molto convinto, Luigi, di quella nuova compagna" e dello stesso
parere è anche Gianfranco Reverberi (musicista ed autore genovese, amico di
Tenco) quando dice, sempre a Renzo Parodi, che tra i due sentimentalmente
"Ci fu qualcosa. Spesso accade che dalla collaborazione artistica scattino
meccanismi d'innamoramento". Addirittura Sandro Ciotti (giornalista, amico
ed estimatore di Tenco) nella sua autobiografia "40 Anni di parole"
è arrivato ad essere certo del sentimento di Tenco per Dalida perchè scrive:
"E poi c'era la storia con Dalida...era una ragazza molto simpatica, molto
estroversa, e proprio per questo molto diversa da Luigi. Nonostante Luigi fosse
molto innamorato, la loro storia non poteva durare: I loro caratteri erano diametralmente
opposti". Ma allora, era un sentimento corrisposto oppure no? Ed era amore?
Intanto
arriva Capodanno e i due passano il veglione insieme, ce lo conferma Danilo
Degipo (amico di Tenco): "Durante l'esibizione di Tenco al veglione di
Capodanno alla Casina Valadier di Roma, Dalida era presente in sala. Terminato
lo spettacolo, Tenco tornò di corsa in albergo, dove l'attendeva la cantante
francese". Però, anche in questa circostanza, non è chiaro quale armonia
ci fosse nella coppia e quanto questa fosse affiatata. In un'intervista al settimanale
OGGI del 1987, Dalida dice: "Sapeste che Tenco, simpatico e sbarazzino
chansonnier, ho avuto modo di applaudire al microfono della Casina delle Rose,
a Roma, nel primo e ultimo Capodanno festeggiato insieme. Dopo il recital aveva
a lungo parlato con me". Mentre nel film Tv "Dalida", dedicato
alla cantante e supervisionato da suo fratello Orlando in maniera certosina
e quindi attendibile sull'esposizione dei fatti, si vede un Tenco nervoso e
spazientito dalla superficialità dei presenti che lo ignorano mentre canta,
mostrando interesse e ammirazione solo per la bella Dalida. Quindi la serata
fu così tanto piacevole oppure no? E la coppia era davvero in sintonia?
Siamo
alla vigilia del Festival di Sanremo. Paolo Dossena e Marco Simone, della casa
discografica RCA, riferiscono che Tenco e Dalida avevano annunciato loro l'intenzione
di sposarsi subito dopo l'evento canoro. Ma c'è un'altra lettera indirizzata
a Valeria, datata 16 gennaio 1967 (ossia 10 giorni prima del Festival) in cui
Tenco scrive: "Appena avrai discusso la tesi faremo una cosa che non abbiamo
fatto ancora, ce ne andremo per un periodo di tempo, tu ed io da soli. Andremo...in
Africa...in Kenia. Guarda nel secondo cassetto della scrivania e comincia a
fare qualche programma. Tesoro, avremo i giorni e le notti tutte per noi:
potremo parlare, prendere il sole, fare l'amore, dimenticare i momenti
bui. Potremo riscoprire il senso della vita". Ed a proposito di Valeria,
Sandro Paelli, inviato al Festival di Sanremo, racconterà che nell'ambiente
festivaliero tutti sapevano dell'esistenza di questa ragazza (anche gli assistenti
RAI, dice) e che quando provò ad affrontare l'argomento durante un'intervista,
il cantautore rispose che erano affari suoi e che non intendeva parlarne ed
interruppe bruscamente l'intervista.
Sanremo,
26 gennaio 1967, colazione all'Hotel Savoy. Il clima è disteso. Tenco e Dalida
appaiono tranquilli, fiduciosi della benevolenza del pubblico e consapevoli
delle insidie sanremesi. Tutti e due sono abbastanza smaliziati da sopportare
le reazioni dei critici o le infide osservazioni di quanti considerano la coppia
una trovata pubblicitaria costruita ad arte. Tenco, sedotto dalle lusinghe di
un atteso riconoscimento popolare, aveva grandi aspettative perchè quella canzone,
in cui aveva raccontato un pò di se stesso, era frutto di un'accurata ricerca
di accordi particolari che potessero creare la giusta atmosfera in grado di
valorizzare il tema trattato nel testo. D'altro canto, le previsioni facevano
ben sperare perchè proprio il testo emergeva, per contenuto, tra tante canzonette
in gara. Inoltre la coppia era considerata la possibile sorpresa vincente del
Festival in quanto lei era benvoluta da tutti e lui godeva della stima di quelli
che
erano in attesa di temi nuovi. In questo clima di fiducia, la giornata scorre
via e i due si rifugiano
nelle loro rispettive camere per riposare un pò prima che l'evento abbia inizio.Ma alle 19 Tenco telefona
a Dalida e gli confida d'essere assalito da una strana ansia, "A quella
roulette andiamoci insieme. Aspettami nella hall" gli dice (Citaz. Dalida,
intervista settimanale OGGI, gennaio 1987). Mentre si recano al Festival lei
gli consiglia di prendere una camomilla per calmarsi ma invece Tenco, a sua
insaputa, assume dei tranquillanti ed esagera col whisky. Dietro le quinte è
teso, sfuggente, il suo mutismo disarma la compagna: Dalida non lo riconosce
più. Il tempo passa veloce. Arriva il momento di cantare ma non lo trovano.
Lo cercano: si è addormentato su una panca. Mike Bongiorno, che presenta il
Festival di Sanremo, deve portarlo di peso sulla scena. Poi inizia l'esibizione.
Ma non è più Luigi Tenco quello che canta sul palco "Ciao amore, ciao",
la canzone perde molto d'intensità e il pubblico, che non la comprende, non
può apprezzarla per quello che vale.
Attendono trepidanti
il verdetto della giuria uno accanto all'altro, ma in verità sono lontanissimi,
c'è silenzio, angoscia. Il responso: solo 38 voti su 900. "Una débàcle"
le parole di lui. "Nella vita un giorno si vince e un altro si perde",
le parole di lei. Ma c'è ancora una speranza perchè un'ulteriore giuria, composta
da giornalisti, è stata incaricata di ripescare una canzone tra quelle escluse.
Si attende ancora. Non va. "Ciao amore, ciao" è fuori. E' un colpo
per entrambi: a Dalida non era mai capitato di perdere e Tenco non poteva accettare
che altre canzoni, diciamolo pure davvero banali, fosse preferite alla sua
che invece era così tanto concettuale.Chiusa la serata, si
decide di cenare al ristorante con lo staff e gli accompagnatori. Tenco vorrebbe
restar solo ma poi li segue su insistenza di Dalida che lo vede troppo confuso.
Guida la sua Giulia in modo spericolato e pericoloso, lei, preoccupata, prova
a parlargli ma lui, assente, rifiuta. Al ristorante un repentino voltafaccia,
Tenco torna all'Hotel Savoy per riposarsi nella sua camera, la 219. Un
orrendo presagio. Dalida è inquieta e lo raggiunge poco dopo, ma è già
tardi. Alle ore 02:15 del 27 gennaio 1967 Luigi Tenco si toglie la
vita sparandosi con una pistola alla tempia. Questo il suo ultimo messagio:
"Io
ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni
della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro)
ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io tu e le rose"
in finale e ad una commissione che seleziona "La rivoluzione". Spero
che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi". Poco
dopo sopraggiunge Dalida che lo trova a terra disteso. Al principio lo crede solo colto da
malore, ma quando lo stringe al petto e si sporca di sangue capisce cosa
purtroppo è accaduto veramente. Sconvolta grida a tutti i presenti "Assassini,
lo avete ucciso voi !!" e vorrebbe che il Festival fosse fermato subito ma
invece, per volontà degli organizzatori, è lei stessa che viene allontanata.
Poi il 26 di febbraio, un mese dopo la morte di Tenco, anche lei tenterà
il suicidio. Senza successo.
La
relazione tra Luigi Tenco e Dalida finisce così. Ma se ne parlerà ancora. Infatti,
sempre Sandro Paelli (inviato al Festival), in un suo reportage pubblicato nel
febbraio del 1967 sul magazine argentino CANAL TV, racconta che in Argentina
era ben nota l'esistenza di una misteriosa fidanzata di Tenco e riporta addirittura
una confessione che Dalida, in lacrime, gli fece personalmente: "E' una
copertura quella che ora vogliono stendere. Vogliono creare l'immagine dell'idolo
che non sopporta il fracasso e si ammazza. La verità è un'altra. Credo che la
verità di questa morte ingiusta la conosca solo Dio e quella donna che non seppe
quanto Luigi era innamorato di lei". Questa affermazione chiarisce molte
cose, Valeria esisteva per davvero e Dalida ne era a conoscenza. Ma non
conferma nulla sul sentimento di Tenco per Dalida.
Nel
marzo del 1967, due mesi dopo la morte di Tenco, la madre di Luigi rilascia
la sua prima intervista: "Mio figlio e Dalida erano buoni amici. Nient'altro.
Luigi non si è ucciso per amor suo. E Dalida non voleva morire perchè senza
di lui non si sentiva più di vivere. Fra loro, creda, non c'erano amori segreti
o impossibili. Queste sono tutte storie inventate, ignobili speculazioni che
vengono fatte con il nome del mio ragazzo". E ancora aggiunge: "Non
andavano d'accordo loro due. Lei era una diva, esattamente l'opposto delle ragazze
semplici e spontanee che piacevano a mio figlio. Luigi faceva fatica a lavorare
insieme a lei. «Le dive come Dalida», mi aveva detto Luigi prima di partire
per Sanremo, «non sono delle donne, mamma: non sono naturali, non sono umane.
Non immagini che fatica faccio a lavorare con lei». Dalida questo lo sapeva.
«Non m'importava», mi ha detto. «Gli volevo bene lo stesso. Gliene volevo molto.
E a Sanremo cercavo di stargli vicino; io lo andavo a cercare, volevo parlare
con lui: era così buono, onesto, generoso Luigi e mi faceva bene stare in sua
compagnia». Non credo fosse innamorata di mio figlio, ma aveva molta simpatia
per lui, forse un mezzo sentimento". Sono
parole forti. Confidenze intime. Analizziamole. Tenco dice: "Le dive come Dalida
non sono delle donne, mamma: non sono naturali, non sono umane.
Non immagini che fatica faccio a lavorare con lei". Esprime il disagio
che un uomo semplice, un idealista, prova accanto ad una donna sofisticata,
una diva. Ma sul sentimento non chiarisce niente. Il resto dell'intervista racchiude
solo le considerazioni personali della madre. Invece Dalida dice: "Non m'importava,
Gli volevo bene lo stesso". E' persona che accetta tutto incondizionatamente.
Sa di Valeria, sa ciò che Tenco pensa di lei, sa quello che gli altri dicono
della relazione. Ma va bene così. Dalida esprime il suo sentimento. Tenco no.
Niente.
Questo
è il punto. Al di là delle testimonianze pro e contro, al di là delle apparenze
ed oltre tutte le supposizioni possibili, c'è il fatto che Luigi Tenco, di persona,
con la sua voce, non ha mai detto pubblicamente cosa fosse per lui Dalida. Lei
invece ha detto tanto. Finchè il mal di vivere non l'ha portata via. Lei ha
detto: "E' il compagno di cui mi sento vedova".